Stanza bianca 6/9

Durata lettura: corta

<<Sai a cosa servono i cinque sensi?>> domanda lei.
<<Ehm … per sentire le cose?>>
<<Sì. Servono per capire cosa hai nei dintorni.>> spiega lei <<La sinestesia unisce i tuoi cinque sensi tra di loro però, e questo causa un effetto particolare nel tuo cervello. Chiamalo “sesto senso” se vuoi.>>
<<Quindi … ho un senso in più adesso?>>
La donna prende le forbici appoggiate sul tavolo e se le mette dietro la schiena.
<<Dimmi … sono aperte o chiuse?>>
<<Aperte.>> risponde con sicurezza Alessio.
<<E ora?>>
<<Sempre aperte. Le vedo.>>
Lei sorride <<Esatto.>> le rimette sul tavolo <<Sai perché le vedi?>>
<<Ehm …>> Alessio scuote la testa <<non proprio.>>
La donna allora apre e chiude le forbici davanti agli occhi del ragazzo; nel farlo esse producono un rumore metallico molto forte e riconoscibile.
<<Per il rumore.>> dice poi lei <<Quando le apri fanno un rumore, che poi ripetono quando le chiudi. Questo è il segreto. Tu non hai sentito il rumore delle forbici chiudersi, per questo sapevi che erano aperte.>>
<<Sì ma … le vedevo io. Il suono non mi è servito, le vedevo e basta. E le vedevo aperte.>>
<<La vista è collegata all’udito ora. Il tuo cervello quindi può ricreare ciò che sente. In realtà tu non le stavi davvero vedendo, te le stavi solo immaginando. Era una … riproduzione quella che vedevi. Una riproduzione cerebrale.>>
<<Ma … io … le vedevo benissimo!>>
<<Sicuro?>> la donna si rimette le mani dietro alla schiena <<Dimmi … quante dita sto tenendo alzate adesso?>>
Alessi si affretta a dargli una risposta per dimostrargli di aver ragione, ma è costretto a bloccarsi … perché non vede le sue mani. Al posto di esse vede solo una macchia marrone, come se le mani si fossero fuse insieme.
<<Che cosa …?>>
<<Visto?>> la donna rimette bene in vista le sue mani <<Tu non vedi. Immagini. Però la tua immaginazione risulterà per la maggior parte del tempo corretta, l’importante è che i tuoi cinque sensi siano ben funzionanti. Se ad esempio vedi una persona camminare, chiudendo gli occhi continuerai a vederla camminare nella direzione in cui si muoveva. L’immagine però sarà sfocata, ed eventualmente evaporerà. Se quella persona la senti con gli altri sensi quell’immagine sarà più solida invece, e sparirà con meno rapidità. Questo crea un campo intorno a te … un campo dove tutto quello che senti lo visualizzi. Un campo dove sei conscio di ogni cosa. Un campo di coscienza.>>
<<Q … quindi …>> Alessio chiude gli occhi, ed esattamente come prima la vista non scompare <<quindi ho tipo … dei super sensi? Qualcosa così?>>
La donna ridacchia <<Qualcosa così, sì. Non sei felice?>>
<<Io …>> Alessio torna a concentrare la sua attenzione sulla donna <<non lo so. Perché ho questi “super poteri”?>>
<<Non sono super poteri. Sono privilegi. Privilegi gentilmente concessi dal tuo CN.>> risponde lei.
<<Che sarebbe …?>>
<<Un chip neurale. Sai cosa sono?>>
<<Ehm … ne ho solo sentito parlare. Sono tipo quei chip che servono a collegare il tuo cervello con un telefono, o qualcosa del genere?>>
<<Esatto!>> la donna fa un piccolo applauso <<Vedo che sei informato, ragazzo.>>
<<Sì ma … sono solo una tecnologia sperimentale quella. Cioè … non dovrebbero esistere in commercio, o sbaglio?>>
<<Tu sappi solo che è questo chip a donarti la sinestesia e il campo di coscienza.>> risponde lei con un sorriso.
<<Uhm … v … va bene.>> Alessio cerca di riordinare i pensieri; ha ottenuto troppe informazioni e tutte insieme e non ci sta capendo molto <<Ma … ma quindi … ho … aspetta. Ho un chip neurale in testa quindi?>>
<<Non lo so.>>
<<Come non lo sai? Hai detto che lo ho!>>
<<Non so se lo hai esattamente in testa però, potresti averlo in altre parti del corpo.>> è la sua risposta seguita da un sorriso allegro, e nel vederla così Alessio non sa se arrabbiarsi, piangere, urlare, o avere paura.
<<Ma tu chi sei?>> gli domanda a questo punto, più nervoso di prima <<Avevi promesso di dirmelo, quindi ora dimmelo!.>>
<<Oh, hai ragione … beh, posso dirti chi sei tu, volendo.>>
<<Che senso ha? Già so chi sono!>>
Lei sorride in modo leggero e più malizioso del solito <<Oh, davvero? Allora dimmelo. Chi sei?>>
Alessio ci pensa un attimo. Ha la risposta esattamente sulla punta della lingua. Ma … non gli viene.
<<I-io …>>
<<Sai almeno come ti chiami?>>
<<Sì!>>
<<Dimmelo.>>
Si blocca. Non ci riesce. Non si ricorda il suo nome.
<<Un vero peccato.>> sorride la donna <<Facciamo così, uno scambio equo. Tu mi dici il tuo nome e io ti dico il mio. Ti va?>>
<<I-io non … ricordo il mio nome.>>
<<Non ricordi?>
Alessio scuote la testa <<No.>>
Il sorriso della donna si allunga, la melodia che sta producendo sta iniziando a generare tensione <<Visto? Non è forse meglio se ti dico chi sei tu? È più importante, no?>> le note che la donna sta emettono sono diventate … inquietanti.
Come le melodie dolci ma allo stesso tempo tetre messe nei film horror.
Alessio prende un bel respiro <<Va bene.>> annuisce <<Chi sono io?>>
Ora, quello sul volto della donna, non è più un sorriso. Bensì un ghigno.
<<Un informazione così importante non può essere data gratis.>> dice con voce leggera ma tagliente <<Non credi? Tesoro?>>