Stanza bianca 3/9

Durata lettura: corta

Alessio è in piedi.
Io nel frattempo sto attivando le unità muscolari dormienti e oliando il sistema di comunicazione nervoso, così da velocizzare sia i suoi movimenti che i suoi riflessi.
Quando avrò finito il suo sarà corpo perfettamente funzionante. Già ora funziona bene, ma con i nuovi sistemi di comunicazione che ho sto installando gli ordini del cervello dovrebbero raggiungere gli arti a una velocità pari a quella della luce, se non superiore.
Il mio ospite sta studiando il suo corpo nel frattempo. Ne riconosce le varie parti, però sente che c’è qualcosa di diverso, specie all’altezza del petto, come se avesse subito un’operazione lì … un’operazione di cui non c’è traccia visibile però.
<<Rieccomi!>> la donna rientra in stanza con dei vestiti piegati in mano <<Puliti e profumati, proprio come piacciono a te!>> e non appena nota che Alessio è fuori dalle coperte assume un’espressione leggermente preoccupata <<Ehi, non sarai un po’ troppo scoperto? Rischi di prendere freddo così.>>
Alessio fa spallucce <<Non sento freddo. Neanche caldo. Qui è tutto a temperatura … ambiente, credo.>>
<<Se lo dici tu.>> lei appoggia i vestiti sul letto <<Comunque basta fare il figo, avrai anche un bel fisico ma è tempo di coprirsi. Su, su.>>
<<Non è colpa mia se sono nudo.>> risponde Alessio mentre recupera i vestiti.
<<Sei tu quello che non ha i vestiti però.>> ribatte lei.
<<Già. Perché qualcuno me li ha tolti!>>
<<Non guardare me, ho cose migliori da fare durante il giorno che togliere i vestiti ai ragazzi carini. Non che la cosa mi dispiaccia.>>
Alessio si lascia sfuggire un sospiro, dopodiché termina di vestirsi.
Quella che indossa ora è una tuta molto semplice e sportiva. Non soddisfa i gusti estetici del mio ospite però, è completamente bianca ed un è un po’ troppo aderente … e poi non gli sono state date le scarpe, quindi il suo è un completo a metà.
<<Sono pronto.>> dice Ale una volta finito <<Quindi?>>
<<Seguimi ragazzone. Andiamo a vedere se sei tutto intero.>>
Uscendo dalla stanzina bianca ci ritroviamo in una stanza … sempre bianca ma più grossa. Il suo cervello si sta nuovamente riempiendo di sinfonie e sensazioni mai provate prima, ma sono molto leggere e tutte quante sono collegate al colore bianco e alla vuotezza della stanza.
Alessio rimane confuso però. Si guarda intorno non capendo cosa sta succedendo né cosa sta effettivamente provando.
<<Ehi.>> la donna riprende la sua attenzione <<Stai bene?>>
<<S … sì.>>
<<Non sembri molto convinto.>>
<<È che …te l’ho detto, sento cose strane.>> Alessio si volta verso di lei <<Sei sicura che io non sia morto?>>
<<Perché dovresti?>>
<<È tutto bianco qui.>>
<<Io sono nera però.>>
<<Va bene. È tutto bianco tranne te. Che comunque sei vestita di bianco.>>
<<Quindi?>>
<<Quindi … forse è il paradiso questo.>>
<<Se questo fosse il paradiso io chiederei a Dio un rimborso.>>
<<È comunque meglio dell’inferno. No?>>
<<Forse.>> la donna avanza verso il centro della stanza, e Alessio la segue: ogni passo che fanno è un basso nella loro melodia, ogni metro che percorrono genera sensazioni uniche … camminare non è mai stato così incredibile per lui, così emozionante, così … nuovo.
È ancora in grado di vedersi da fuori. Può vedere la direzione che sta prendendo da ogni singolo punto intorno a lui. Può addirittura guardarsi alle spalle. Ma questa strana vista non è totalmente uguale a quella che possiede quando usa gli occhi, è più … “surreale”. Assomiglia molto di più a un sogno che alla realtà.
Eppure è vera.
<<Molto bene.>> la donna si ferma e si volta verso di lui <<Ora ti farò fare qualche esercizio, va bene? Giusto per vedere se dopo quella lunga dormita sei ancora tutto intero.>>
<<Va bene …>>
<<Preparati!>> sorride lei.