Stanza bianca 1/9

Durata lettura: medio-corta

Alessio sta dormendo.
Io mi sto installando.
Nel mentre, il ragazzo riottiene la coscienza. Passa i primi momenti cercando di riordinare i pensieri confusi che ha in testa, prova ricordarsi cosa è successo.
Ma non ci riesce, quindi decide di aprire gli occhi.
Si trova in una stanza bianca e priva di oggetti. La stanza è anche molto piccola, quasi claustrofobica. Malgrado ciò c’è un enorme casino nella sua testa, vede cose che non dovrebbe vedere e da angolazioni che non sono possibili, sente cose che non dovrebbe sentire, odora cose inesistenti, e sente dei sapori privi di senso …
Si domanda cosa stia succedendo. Sente tante cose, troppe cose, e nessuna di esse può essere reale. Sottofondi musicali senza tempo né note, sapori e odori fissi e immobili, sensazioni che non aveva mai provato prima e impossibili da descrivere …
Passano molti minuti, minuti di confusione e stordimento.
Si guarda intorno cercando maggiori informazioni, ma non trova molto. È consapevole di essere su un letto, lo vede per qualche strano motivo, lo vede nella sua interezza e si vede sdraiato là sopra … come se stesse vivendo un’esperienza extracorporea …
La cosa ancora più spaventosa per lui è che si vede da ogni lato. Si vede da sopra, da sotto, da destra, da sinistra … tutto ciò contemporaneamente, come se non avesse più solo due occhi, ma centinaia.
Non capisce. La testa inizia a fargli male.
Chiude gli occhi, ma non smette di vedersi. La visuale diventa solo più … fumosa. Sfocata. “Sbagliata”, come se fosse la visuale di un cartone animato. Ma rimane. Alessio continua a vedersi da ogni possibile angolazione, è come se avesse milioni di telecamere intorno a sé e lui le stesse guardando tutte anche a occhi chiusi.
Riapre gli occhi. Ha il fiatone. Il cuore gli batte forte. Ha paura. Ha quasi la sensazione di soffocare, anche se è totalmente illusoria.
Si passa le mani tra i capelli e sul volto, poi si tira su di scatto cercando di capire cosa sta succedendo.
Intorno al letto non c’è niente, neanche un comodino. Lui e il letto sono le uniche cose presenti nella stanza, che almeno ha una porta. Conviene aprirla? Conviene uscire? Qualcosa gli dice che non gli conviene …
Continua a studiare l’ambiente in cui si trova. È facile come cosa, anche perché non ha realmente bisogno di muoversi per farlo: scopre che le telecamere puntate su di lui possono essere puntate anche da altre parti, quindi può vedere gran parte della stanza senza doversi spostare.
Ci sono delle zone buie però … ad esempio parte del pavimento risulta buio, così come alcune parti non raggiungibili dai suoi occhi.
Alessio sta trovando tutto ciò molto strano e spaventoso. Per un attimo riflette addirittura sulla possibilità di essere morto e di essere diventato un fantasma.
In effetti è un posto insolito questo. È tutto bianco e privo di oggetti … non può essere una stanza d’ospedale. E di certo non è la sua camera da letto. Ma allora dov’è?
Vorrebbe chiamare qualcuno, ma ha paura a fare rumore. Quella porta chiusa lo sta innervosendo e inquietando allo stesso tempo, non sa il perché … ma sa che dall’altra parte c’è qualcosa. Qualcosa che per ora non vuole né deve vedere. Qualcosa che … sta per entrare?
Alessio si irrigidisce non appena la maniglia della porta si abbassa e la porta si apre. Trattiene addirittura il fiato, ma ciò che entra non è così minaccioso come temeva.
È una donna alta, dai capelli neri e ondulati e la pelle color cioccolato; ha un elegante completo bianco addosso, ma non sembra un camice da medico.
Vederla riempie la mente di Alessio di suoni, sapori e odori. Non appena i loro sguardi si incrociano lei sorride, sorriso che non fa altro che acutizzare quelle sensazioni anormali.
<<Ma guarda un po’ chi sta dando segni di vita!>> dice la donna con voce allegra <<Dormito bene?>>
Alessio la guarda con sconcerto. Ogni singola parte di quella donna emana suoni, colori, sapori, odori, tutto. I suoi cinque sensi sembrano star impazzendo.
Anche la sua voce ne è affetta. Alessio sente le sue parole espandersi in aria così come sentirebbe una goccia d’acqua scivolargli sulla schiena, vede ogni singola cosa che dice uscire dalla sua bocca per poi schiantarsi e rimbalzare sulle pareti … e quelle parole hanno un odore! E un sapore! E una consistenza! E anche un colore!
<<Oh dèi … hai una faccia terribile tesoro. Immagino tu non abbia dormito poi così bene. Forse->>
<<ZITTA!>> sbotta lui, con la testa che sta per esplodergli: la voce di Alessio risuona nella stanza secca e improvvisa come un colpo di pistola; la donna rimane stupita e si ammutolisce immediatamente, mentre il ragazzo segue con lo sguardo la sua stessa voce fino a quando non scompare del tutto <<A.>> dice di nuovo Alessio, e la cosa si ripete: la lettera esce dalla sua bocca sotto forma di … colore? E rimbalza sulle pareti fino a quando non si fa sempre più sbiadita, fino a diventare totalmente invisibile.
Ma non è un colore reale quello che vede. Prima di tutto non riuscirebbe a dare un nome a quel colore, non crede di averlo mai visto prima, quindi non è un colore presente in natura. E poi non sembra neanche un vero colore, sembra più … un allucinazione?
Ma non è solo un colore. È anche un sapore. Un sapore prima intenso, che poi si fa sempre più debole fino a sparire.
Ed è anche una sensazione fisica, come un ago appoggiato sulla pelle che piano piano rilascia la pressione e si allontana.
Ed infine è come un odore … un odore improvviso, rapido, pungente, che però sparisce subito, che non si sente più dopo pochi attimi, come il profumo che una donna si lascia dietro quando cammina.
Alessio non capisce. È confuso. Gli fa male la testa più di prima. Vuole svenire.
<<Posso parlare ora?>> domanda la donna, quindi il ragazzo si volta di scatto verso di lei.
Quel corpo sta ancora producendo tutte quelle strane sensazioni … e quella più strana è forse la musica. Guardare quella donna è come ascoltare una canzone. Una canzone senza voci però … una canzone senza tempo … immobile, come le note di un piano tenute premute per l’eternità.
<<Cosa … sta … succedendo?>> domanda Alessio <<Non ci sto capendo niente!>>
<<Ti ho solo chiesto sei hai dormito bene.>> si difende subito lei.
<<N … no …>>
<<No? Quindi il letto è scomodo?>>
<<No! Non è quello il problema! È che … sento delle cose.>>
<<Senti delle cose?>>
<<Sì.>>
<<Tipo cosa?>>
<<Tipo … cose!>>
La donna assume un espressione perplessa <<Non mi sei d’aiuto ragazzo.>>
<<È che non so come spiegarlo, ma sono ovunque! Vedo quelle cose ovunque cazzo!>>
<<Prova ad usare dei sostantivi più elaborati.>> propone lei con un sorriso.
<<Sento … dei rumori. Anzi no, dei suoni. Tipo note musicali.>> cerca di spiegare Alessio.
<<Note musicali, eh?>>
<<Sì, note musicali.>>
<<Di che tipo?>>
<<N-non lo so->>
<<Strumento?>>
<<Non so neanche questo. Non sono di pianoforte. Neanche di chitarra … né di violino …>>
<<Sono di fisarmonica?>> propone lei.
<<N-no?>>
<<Allora è un organo.>>
<<No!>>
<<Un tamburo!>>
<<No, no, no!>> Alessio si infila le mani tra i capelli e chiude gli occhi <<Sento troppe cose! Vedo troppe cose! Non si fermano! Anche a occhi chiusi continuo a vedere! E poi i sapori, e gli odori …>>
<<Va bene, va bene. Stai calmo. Facciamo così, vado a ordinarti qualcosa da mangiare. Vedrai che dopo una bella mangiata ti sentirai meglio.>> dice a questo punto la donna avanzando rapidamente verso la porta <<Torno subito! Tu non impazzire, va bene? Aspettami! NON IMPAZZIRE!>>
Detto questo, esce.