Sorriso

Durata lettura: media

La cliente di oggi è una ragazza alta. Lunghi capelli biondi, occhi color mandorla.
È nervosa. Continua a tamburellare con un tallone del piede, e si sta mordendo un labbro con regolarità.
È impaziente. Abbassa lo sguardo sull’orologio spesso.
Ma cosa più importante, è speranzosa. E lungi da noi voler deludere le aspettative di un cliente.
Entro nella stanza.
<<Salve.>> saluto.
Non appena mi vede gli occhi gli si illuminano, quindi si alza in piedi con scatto <<Salve! Buongiorno.>> saluta lei allungandomi una mano; è più fredda della mia.
<<Ho letto il suo rapporto.>> esordisco io, sedendomi al mio posto.
<<Sì.>> fa lei annuendo, tornando seduta.
<<Sa che per motivi legali non possiamo eseguire questa operazione senza una valida motivazione, giusto?>>
<<Sì sì. Mi pare di aver già scritto tutto. Manca soltanto questa cosa orale.>>
<<Esatto. Una piccola intervista, niente di ché. Non dovrà neanche essere troppo specifica, ci bastano pochi dettagli. E le ricordo che il tutto verrà registrato.>>
<<Sì, lo so.>>
<<Bene.>> le allungo un foglio <<Già dovrebbe saperlo, ma glielo ripeto. Lei adesso procederà con la rimozione forzata di determinati ricordi, ma non perderà solamente le informazioni visive bensì anche quelle sensoriali. Quindi odori, colori, suoni, emozioni e anche pensieri potrebbero essere cancellati. Volendo può decidere di lasciare alcune parti dei suoi ricordi intatti, come ad esempio volto, nome e specifici eventi.>>
Lei annuisce <<Va bene.>>
<<Ottimo.>> tiro fuori la mia penna e il mio taccuino <<Dunque … lei ci ha chiesto di togliere il ricordo di una specifica persona dalla mente. Il soggetto in questione è un uomo, coetaneo se non mi sbaglio. Lo conosce dalle elementari.>>
<<Corretto.>>
<<Le motivazioni che ci ha dato sono di tipo sentimentale, quindi lei vuole dimenticare i sentimenti che prova verso di lui. Giusto?>>
<<Esatto.>>
<<Bene. Mi racconti un po’ come lo ha conosciuto.>>
Lei sospira <<Beh … come ha detto lo conosco da quando sono piccola. Eravamo compagni di classe. Lui era un bimbo pieno di amici e faceva un sacco di casino, io me ne stavo più per le mie con un’altra mia amica invece. Lui abitava vicino a me però, quindi a partire dalle medie abbiamo iniziato a tornare da scuola insieme, a piedi.>>
<<E così facendo avete avuto occasione di conoscervi meglio.>> intuisco io.
<<Esatto.>> sorride lei <<Era l’unico momento della giornata in cui potevo parlarci, perché i suoi amici non c’erano. C’ero solo io. Ed era gentilissimo con me.>>
<<Quindi in classe non parlavate?>>
<<N … no. Lui era amico di tutti quindi aveva sempre qualcuno di più divertente di me con cui stare. Conosceva molti bambini di altre classi poi, quindi anche quando stavamo in giardino dopo la pausa pranzo era circondato da persone.>>
<<Capisco.>>
<<Comunque … temo che tutto sia iniziato in quel momento. Alle medie intendo, in quelle camminate che facevamo da scuola a casa. Io ero timidissima ma lui mi spronava sempre a parlargli. Sorrideva sempre. Faceva battute. Una volta mi ha anche comprato anche un gelato.>>
<<Oh … era un gentiluomo.>>
<<Sì …>>
<<E lei ha sviluppato dei sentimenti per lui?>>
<<Suppongo di sì.>> sospira con desolazione lei <<Comunque lui aveva già baciato qualcuna. In bocca dico. E c’erano altre bambine che gli facevano la corte, quindi io non parlavo mai dei miei sentimenti con lui, anche perché potevo parlargli solo durante quelle camminate pomeridiane … e non duravano un granché. Dieci, forse venti minuti al massimo. Non di più.>>
<<Uhm …>>
<<Quel periodo è durato per tutte le medie però, quindi non è stato corto.>> continua lei <<Il primo anno ci limitavamo a parlare di scuola, di professori antipatici, di materie da studiare per il giorno dopo … dal secondo in poi abbiamo iniziato ad aprirci molto di più però. Ho scoperto le sue passioni e lui le mie.>>
<<Siete diventati amici quindi.>>
<<Sì … ma no. In classe non parlavamo molto. Il suo gruppo di amici non faceva per me, e io non facevo per loro. E poi non ci sentivamo fuori da scuola, quindi d’estate non lo vedevo mai. Anche se lo pensavo sempre.>>
<<Immagino.>>
<<Tornava sempre tutto abbronzato, con la pelle un po’ bruciacchiata … e mi faceva arrossire. Avevo sempre le farfalle nella pancia quando lo vedevo per la prima volta dopo le vacanze. Lo guardavo sempre di nascosto.>> esita un attimo e il suo sguardo si intristisce un po’ <<Mi ricordo di un giorno … ero seduta al banco, e lui era in un banco lontano dal mio, attaccato alla finestra. Piedi sul tavolo, telefono in mano, baciato dal sole … ho questo ricordo in mente perché quella era una giornata particolarmente bella. Il professore non c’era e c’erano anche pochi alunni in classe, quindi tutti erano calmi e tranquilli. E io l’ho guardato per tutta l’ora.>> racconta con occhi malinconici <<Mi mancano quei giorni. Affianco a me c’era la mia migliore amica. Cercava di distrarmi da lui, voleva parlare dell’ultimo libro che aveva letto e voleva che le dassi dei pareri a riguardo, io però non potevo fare a meno di guardare lui e sognare … bei tempi.>>
<<Cosa è successo poi?>>
Lei scuote la testa <<Niente di speciale a ripensarci. Lui si è voltato e ha visto che lo stavo fissando. Io ho subito spostato la testa per la vergogna, ma dopo due minuti l’ho girata di nuovo verso di lui. E lui mi stava ancora guardando.>> dice con un leggero sorriso <<Ha aspettato per due minuti interi. E quando ha visto che lo cercavo con lo sguardo … mi ha sorriso. Dolcemente.>>
<<E quel sorriso significa molto?>>
<<No … non per lui. Ma all’epoca aveva reso l’intera giornata memorabile. Ancora me la ricordo infatti! Ancora la sogno. Ancora ci penso. Ancora mi viene da ridere … e piangere. Nel senso … mi ha beccato mentre lo fissavo, ma al posto di ignorarmi ha aspettato per due minuti che io tornassi a guardarlo così da potermi sorridere di rimando … e anche io ho sorriso di rimando! E ci siamo guardati negli occhi per … non lo so. Non so quanto. Secondi che son sembrati anni.>> racconta lei, mentre la voce si fa emotiva <<Oddio … ogni volta che ci ripenso la pancia mi si stringe. Sarà perché era bellissimo. Sarà perché mi sono fatta millemila film mentali. Sarà perché sono stupida … ma quel sorriso non mi ha fatto dormire quella notte. L’ho pensato, e ripensato, e ripensato … e una volta addormentata, l’ho sognato. E …>> si blocca un attimo <<quando mi sono svegliata il letto era sporco di sangue.>> gli sfugge un sorriso nervoso <<Era la prima volta che mi capitava. Ed è successo per colpa sua, perché ho pensato a lui tutta la notte. Ci crede?>>
<<Certo che ci credo.>> la rassicuro io con un sorriso delicato.
<<Già …>> sospira lei <<che bimba stupida che ero.>>
<<Le medie alla fine sono finite però.>> dico per spronarla ad andare avanti con la storia.
Lei sospira nuovamente <<Sì.>>
<<E cosa è successo tra voi due dopo?>>
<<Ho sperato in una nostra ultima camminata insieme. Ma non è successo. È andato a festeggiare la fine della scuola coi suoi amici … giustamente. E io sono tornata a casa da sola.>>
<<Mai più rivisto?>>
<<Certo che l’ho rivisto. L’anno dopo, alle superiori. Ho scelto la stessa scuola che ha scelto lui proprio per la sua presenza. Speravo di tornare a casa a piedi insieme a lui di nuovo. Che stupida …>>
<<Fammi indovinare. Non è successo.>>
<<Assolutamente no. Di mattina io andavo in macchina, e lui a piedi. Al ritorno lui se ne andava sempre coi suoi amici da qualche parte … e le poche volte che tornava a casa a piedi era comunque in compagnia di qualcuno.>>
<<E la vostra relazione in classe? Eravate ancora amici?>>
<<Amici?>> lei ci riflette un attimo <<Lui al massimo mi salutava quando si ricordava che esistessi, ma niente di più. Come al solito non parlavamo molto. Delle volte mi chiedeva dei favori, tipo delle monete per la merenda, dei fogli, delle penne … e io acconsentivo a tutto. Ma non interagivamo moltissimo. Quei giorni mi ero fatta anche più amici, quindi spesso stavo con loro mentre lui stava con il suo gruppo. Alla fine ha preso il motorino a sedici anni, e da quel giorno le nostre interazioni sono scese a zero fuori dalla scuola.>>
<<Eppure ha continuato a pensare a lui.>>
Lui fa un mezzo sorriso <<L’ho già detto che è bellissimo? In classe si faceva sempre notare, anche perché era bravissimo a scuola. Io … non troppo. Quella scuola non faceva per me. Ne dovevo scegliere un’altra. Ero andata lì per lui, non per le materie. Che stupida …>>
<<L’ha completata però? La scuola.>>
<<Certo.>>
<<E si è ambientata bene?>>
<<Sì … più o meno. Mai litigato, mai fatto scenate … i professori alla fine erano anche soddisfatti di me.>>
<<E questo ragazzo qui, dopo la scuola lo ha continuato a vedere?>>
<<Io …>> lei sospira <<no.>> ammette <<Dopo le superiori è scomparso. Lo vedo solo sui social, ma non gli scrivo. E lui non scrive a me. Ormai non siamo più amici. La nostra “relazione” è terminata con le medie. E l’ultima cosa di cui abbiamo parlato>> fa un mezzo sorriso malinconico <<erano i compiti di scienze per il giorno dopo.>>
<<Capisco.>>
<<Mi sono fidanzata all’università.>> parla lei con rinnovata energia <<Il mio ragazzo è veramente gentile. Non è bellissimo come lui. Non è molto atletico. Non è neanche troppo bravo a scuola. Ma mi fa sorridere! Ha sempre la battuta pronta!>> dice lei lasciandosi sfuggire per l’appunto un sorriso <<Lui è …>> si blocca un attimo <<credo che lui pensi la stessa cosa di me. Non sono il massimo, ma sono il meglio che poteva avere. Già. Questo è quello che penso anch’io. Non è il massimo. Ma non è neanche male.>>
Io annuisco <<Ma quindi … perché vuole dimenticare la persona di cui mi ha parlato? Se non la vede più, che problema c’è?>>
<<L’altro giorno l’ho rivisto. Da lontano. Sotto al sole. Rideva. Era con amici, e probabilmente la fidanzata.. Lui … è bellissimo. Come al solito. E vederlo sorridere mi ha ricordato di quel giorno alle medie, del giorno in cui mi sono fatta tutti quei film mentali, del giorno che non se ne vuole andare dalla mente per colpa di uno stupido, singolo, sorriso.>>
<<E ciò cosa ha comportato?>>
<<Un crollo.>> dice lei <<Perché ho pensato a come … a come sarebbe stato bello essere un pochino più carina. Un pochino più estroversa, più simpatica, più intelligente, interessante … Ho pensato che … che quel giorno non tornerà più. Che non importa cosa accadrà, non starò più su un banco di scuola a pensare al nulla con la mia migliore amica di fianco e il mio amore segreto dall’altra parte della stanza. Ho pensato di aver … perso. Perso occasioni, perso tempo, perso lui e i cinque anni di superiori fatti solo per poterlo vedere ma mai parlarci … ho perso tutto.>>
<<Lei è ancora molto giovane però.>> le ricordo.
<<Già. È questo il problema. Questa vita ti da i migliori anni quando sei ignorante e stupida. E quando cresci e finalmente capisci qualcosa … è tardi. Perché ora io devo studiare. E lavorare. Non è come quando andavo alle medie, che non facevo nulla. Non è come alle superiori, che era tutto facile. No. Ora in classe non ho tempo per guardare i ragazzi, a malapena posso guardare i prof mentre spiegano …>> fa un sospiro <<io … il punto è che sono fidanzata. E il ragazzo con cui sto è davvero speciale. Vorrei amarlo come ho amato lui. Vorrei vederlo come vedo lui. Non trovo giusto il fatto che mentre mi …>> esita un attimo prima di continuare, poi riprende a parlare con voce più bassa, come se non volesse farsi sentire da nessuno, neanche da me <<che mentre mi masturbo … penso a lui. Capisce? Non lo faccio pensando al mio ragazzo … lo faccio pensando all’amico d’infanzia che non vedo da anni, perché alla fine, anche se provo a ignorarlo, so che lui è meglio del mio attuale fidanzato. A scuola è sempre stato uno dei più bravi, nello sport è sempre stato uno dei più forti, e … beh, è anche uno dei più belli che io conosca.>>
<<Capisco. Ma forse dovrebbe pensare che lui non sia poi così>>
<<Lo so.>> taglia corto lei <<So cosa vuole dirmi, in molti lo hanno detto. E avete ragione. Nessuno è perfetto. Il punto è che sebbene io lo sappia … il mio cuore non lo sa. Ancora sogno quel sorriso. Ancora sogno quella classe. Ancora sogno quello sguardo. Ancora perdo sangue sul letto quando succede. E sono stanca. Voglio dimenticarlo. Lui mi ha rapito il cuore quel giorno … e voglio riaverlo. Voglio riaverlo e darlo a chi dico io. A chi voglio io. Al mio fidanzato.>>
<<Molto bene. Esattamente cosa vuoi dimenticare di lui? Volto? Emozioni? Sentimenti?>>
<<Tutto.>> sputa lei <<Lui non deve esistere.>>
<<Vuole eradicare completamente quella persona?>>
<<Sì. Completamente.>>
<<Non glielo consiglio. Amicizie in comune, parenti … lui stesso potrebbe finire per incontrarla e a quel punto ci sarebbe un problema, capisce? Inoltre, per questioni legali, non possiamo cancellare completamente la memoria di una persona riguardo un’altra persona senza avvertire quella persona.>>
<<Quindi … voi lo avvertirete?>>
<<Esatto. Arriverà una lettera a casa sua che dirà che lei si è chimicamente dimenticata della sua esistenza. Non saprà i dettagli né le motivazioni, ma almeno se mai la rivedrà non farà il rischio di correrle in faccia e salutarla.>>
La ragazza ci riflette qualche secondo, poi sospira <<Ci sono alternative? Non voglio che vada a dire ai suoi amici una cosa del genere. Non voglio incappare in uno di loro senza rendermene conto, né voglio che … che faccia cose strane, ecco. Non voglio che una volta dimenticato torni da me per farsi ricordare o cose così.>>
<<Possiamo prevenire una cosa del genere molto facilmente. Possiamo immettere nel tuo cervello una repulsione istintiva per quel ragazzo. Anche senza ricordarsi di lui, lei lo eviterà.>>
<<Uhm … beh …>>
<<E infine ci sono alternative molto più discrete.>>
<<Ovvero?>>
<<La sola rimozione dei sentimenti e delle emozioni.>>
<<Cioè?>>
<<Lei si ricorderà di lui. Di quel sorriso. Della vostra adolescenza. Delle vostre chiacchierate pomeridiane. Ma il suo cervello non rievocherà né le emozioni né i sentimenti che ha provato e sta provando ora. In poche parole lui diventerà come lo zio che ha visto da piccola di cui si ricorda ma di cui, alla fine, non gli importa nulla. Capito? Sarà … come quelle persone che vede per strada. Sa della loro esistenza, ma non ci fa realmente caso. Sono irrilevanti. E come loro, anche lui diventerà irrilevante.>>
<<Oh … e in questo caso lui non verrebbe avvertito, giusto?>>
<<Esatto. Non verrebbe avvertito.>>
<<Uhm … va bene. Ma … i sentimenti->>
<<Non si preoccupi, lei proverà comunque i sentimenti per il suo attuale fidanzato. Non verrà alterato nulla. Le uniche cose a cambiare saranno i sentimenti che prova verso questa persona.>> gli spiego io <<Descriva quel sorriso che tanto la tormenta.>>
<<Beh … l’ho già detto. Bellissimo. Dolce. Sotto ai raggi del sole, quindi anche splendente … unico. Lontano. Troppo lontano, almeno per me.>> e sospiro <<Non lo so… che altro dovrei dire? Fantastico? Angelico?>>
<<Bene. Ora pensi al sorriso di una persona qualunque che ha visto per strada. Lo ha in mente?>>
<<S … sì.>>
<<Bene. Descriva quello.>>
<<Beh … è un sorriso normale.>> è la sua risposta <<Forse un po’ allegro, perché stava ridendo a una battuta, ma … un sorriso normale.>>
<<Esatto. “Normale”. Dopo l’operazione quel sorriso angelico che la tormenta diventerà proprio questo, un sorriso normale. Dimenticabile. Relativamente inutile. Lei si ricorderà di lui quando lo vedrà per strada, ma non si ricorderà di averlo amato, né si ricorderà di aver mai provato nulla per lui. Lo vedrà esattamente come vede tutti gli altri passati. Se è bello come dice, lo vedrà com uno dei tanti ragazzi “carini” che camminano per strada. E se è davvero così bello come lo descrive manterrà il suo sguardo su di lui per qualche secondo in più del normale, ma alla fine … >>
<<Alla fine lo distoglierò.>> termina la frase lei <<Come faccio con tutti gli altri ragazzi carini che incontro.>>
<<Esatto. Non rimarrà più, mai più, a fissarlo.>>
Lei sorride, con un pizzico di sollievo e felicità <<Grazie.>> dice <<Quel sorriso … non mi stava più facendo sorridere ormai.>>
Io chiudo il taccuino su cui ho preso le note <<Bene. Direi che siamo pronti.>> mi alzo in piedi <<Prego, mi segua.>>
<<Sì!>> lei si alza a sua volta <<Andiamo.>>