Lieto fine

Durata lettura: molto corta

Il cliente di oggi è una donna sulla cinquantina.
È vestita in modo molto elegante, fin troppo considerando ciò che è venuta a fare.
È tranquilla e serena, non sembra avere dubbi in volto.
Entro in stanza.
<<Salve.>> la saluto.
Lei si alza in piedi e mi sorride con allegria <<Buongiorno.>>
Ci stringiamo la mano <<La vedo in forma.>>
<<Per ora lo sono, sì!>>
Ci sediamo, ognuno al proprio posto.
<<Dunque …>> prendo un foglio e glielo allungo <<dovrebbe già saperlo, ma per motivi legali lei deve avere una buona motivazione personale per eseguire questa operazione.>>
<<Certamente. L’importante è che si possa fare. Il mio paese sarà anche uno dei più ricchi al mondo, ma su alcune cose è ancora molto indietro.>>
<<Capisco.>>
<<Devo … raccontare la mia storia? Qualcosa del genere? So che chi viene in genere racconta di qualcosa.>>
<<Nel suo caso specifico, mi serve solamente sapere i momenti in cui questa idea ha preso forma. Bisogna giustificarla.>>
Lei annuisce <<Capito. Beh … la prima volta che ci ho pensato è stato da piccola.>> dice lei <<Non troppo piccola, ero un’adolescente. Ero poverissima, in una scuola altrettanto povera e pessima. Niente amici, niente supporto di alcun tipo, l’istruzione era orribile lì e i ragazzi pessimi. Mi dicevano e facevano cose orribili … e tornavo a casa a piangere. Ero malata all’epoca. Una malattia genetica degenerativa. Ogni mese dovevo andare all’ospedale, per questo eravamo così poveri. Le cure mediche erano davvero costose. E non avevo un papà.>>
<<Un pessimo inizio.>> osservo io.
<<Già, orribile. Mamma …>> lei sospira <<faceva ogni tipo di lavoro. E anche di più, pur di trovare i soldi necessari alle mie cure. Malgrado ciò abbiamo perso la nostra prima casa e abbiamo iniziato a vivere in una singola stanza in un appartamento condiviso con altri.>>
<<Convivenza pacifica?>>
<<Macché. Una signora, la padrona di casa, si lamentava sempre dei “ladri”. Perdeva le cose a causa dell’alzheimer, poi dava la colpa o a noi o agli altri inquilini. E questi altri poi erano orribili. Sporchi. Fumavano. Almeno provavano ad essere simpatici, ma mamma odiava l’odore del fumo, specie da quando aveva iniziato a lavorare in un locale notturno. Non tornava mai la sera. Di mattina ero a scuola. Di pomeriggio dormiva. Eravamo nella stessa stanza ma ci parlavamo pochissimo, gli unici momenti che avevamo per stare insieme erano i giorni in cui andavamo in ospedale per le visite o i ricoveri.>>
<<So che lei è guarita però.>>
<<Sì … sono sopravvissuta all’adolescenza e dopo quegli anni infernali …>> fa un mezzo sorriso <<siete arrivati voi. Un’azienda medica che aveva trovato la cura a così tante malattie genetiche. Usavate il CRISPR mi pare … è quello che avete usato per me. Avete curato la mia malattia. E lo avete fatto gratis, perché era ancora un procedimento sperimentale all’epoca.>>
<<E così è guarita.>>
Lei sorride tristemente <<Già … ma a quel punto è stato il turno di mia madre. Troppo fumo passivo, e … l’HIV. Non avevamo un soldo perché io non lavoravo. Ci ho provato. Ho davvero provato a farlo. Ma i soldi che facevamo non bastavano, lavorare come cameriera o inserviente non mi permetteva di fare nulla. Alla fine siamo stati cacciati da quell’appartamento, e siamo finiti per strada.>>
<<Non avevate nessuno da cui andare?>>
Lei scuote la testa <<Mamma non aveva nessuno a cui rivolgersi … e io non avevo nessun amico. Alla fine lei è morta. Questa è stata la prima volta che ci ho pensato davvero. Io … io volevo vivere per lei. Per ripagarla di tutti i sacrifici che aveva fatto per me. Aveva venduto anima e corpo per impedirmi di morire da giovane, e quando ho avuto la cura gratuitamente ho per un attimo sperato di poter cambiare la mia vita, di poter trovarmi un lavoro, di avere degli amici, di mandare mamma in pensione …>>
<<Ma non è stato possibile.>>
<<No. Mi è stato impedito dal fato. Da madre natura. Da … da questo mondo crudele. E ancora peggio … ero da sola. Senza un tetto. Senza niente. E senza nessuno.>>
<<Come è sopravvissuta?>>
<<Come?>> lei sbuffa <<Come tutti i barboni. In realtà … non so neanche io come abbia fatto. So solo che i giorni passavano. E poi i mesi. E poi gli anni. Fino a quando … non ho rivisto un compagno di scuola.>>
<<Dove?>>
<<Per strada.>> risponde lei <<Mi ha riconosciuta, ma è stato gentile. Mi ha comprato dei vestiti e pagato il pranzo. Ha sentito la mia storia e mi ha offerto un lavoro come badante per la sua di madre. Lui … è abbastanza ricco. Non so se fosse uno di quelli che mi prendeva in giro o no, in realtà tutti lo facevano quindi non fa molta differenza. Però in quel momento è stato gentile. Ho accettato il lavoro. È grazie a lui che oggi ho la possibilità di venire qui. È a lui e alla sua generosa famiglia che ho lasciato le poche cose che ho.>>
<<Capisco.>> io sospiro <<Dunque … è sicura al 100% di procedere, giusto?>>
<<Sì. Non ho motivo di non farlo.>>
<<Sa come funziona il procedimento?>>
<<Credo di sì. Dicono che sia bello.>>
<<Bellissimo.>> confermo io <<La metteremo in una stanza. Le faremo ingoiare una pillola bianca. E nell’arco di cinque minuti … lei sarà morta.>>
<<Tutto qui?>>
<<Tutto qui.>
<<I resti del suo corpo verranno poi recuperati da un’ambulanza, come da contratto. Verrà portata nell’obitorio della sua città natale.>>
<<Buono. Non so dove sia stata buttata mia madre. Spero solo di essere buttata vicino a lei.>> abbassa leggermente lo sguardo, e nel farlo vedo un lampo di paura attraversare i suoi occhi <<Quindi … non farà male? Neanche un po’?>>
<<Neanche un po’. La pillola è un estremo concentrato di dirina. Inibirà il suo cervello, impedendogli di generare alcun tipo di pensiero o sensazione negativa. Una volta inibite le sensazioni negative, verranno attivate quelle positive. Tutte. Proverà gratitudine. Gratificazione. Soddisfazione. Felicità. Avrà addirittura un orgasmo, accompagnato da un’improvvisa esplosione di endorfine ed euforia. Il suo cervello a quel punto rilasserà tutti i muscoli a causa del piacere. Tutti … anche quelli involontari. Quindi anche il cuore.>>
<<Morirò d’infarto quindi.>> intuisce lei.
<<Sì, ma non se ne accorgerà. Arrivati a quel punto il suo cervello avrà già cessato di produrre pensieri. L’unica cosa che sentirà, dall’inizio alla fine del processo, sarà il piacere. E dal momento che ad essere disattivate saranno anche le sensazioni che regolano la percezione del tempo … quei cinque minuti saranno i minuti più lunghi e belli della sua vita.>>
<<Ironico.>> commenta lei con un sorriso triste.
<<Dunque … vuole procedere all’assunzione della pillola bianca?>>
Lei mi guarda dritto negli occhi, poi annuisce <<Sì.>> dice <<Non ho altro per cui vivere. E poi preferisco morire nel bel mezzo di un orgasmo, che morire in mezzo a una strada come mia madre. Quindi … sì. Sono pronta.>>
<<Allora mi segua.>>