La casa 4/5

Durata lettura: corta

Sono in palestra.
Lo smartwatch mi sta dicendo quali esercizi compiere e come compierli, e io sto seguendo le sue indicazioni alla lettera.
Mi sento bene. Mi sento forte. E allenarmi non mi ha mai dato così tanta soddisfazione in vita mia. Dovrei essere ansioso dopo quello che è successo in cucina, dovrei essere angosciato dopo aver scoperto di aver perso il telefono, dovrei essere preoccupato per la situazione in cui mi sono cacciato … dovrei essere spaventato di questa casa enorme, illuminata e vuota.
Invece sono calmo. Tranquillo. Sereno. Mi sento come se tutto stesse andando bene.
Ma perché? Mi sento confuso dal mio stesso corpo.
Sapevo che non avrei mai dovuto accettare l’offerta di quell’uomo, ma non avevo molte altre scelte. O questo lavoro oppure … beh, meglio non pensarci. Fatto sta che è un lavoro decisamente poco comodo perché da qui mi è impossibile tornare casa … se la avessi.
E ora che ho anche perso il telefono non ho veramente modo di andarmene. Non posso neanche richiamare Hanna a pensarci bene. Sono completamente in balia della casa e dei suoi … abitanti.
Eppure non sono preoccupato.
“Complimenti!” trovo scritto sullo smartwatch al termine del mio allenamento “Ti sei guadagnato una pausa 25 minuti! Sfruttala come meglio credi.”
Un’altra pausa … bene.
Mi asciugo il sudore ma non perdo tempo a farmi la doccia nel bagno della palestra. Ho 25 minuti di tempo per fare le mie ricerche, e ho assolutamente bisogno di farle.
Il mio corpo è pigramente soddisfatto però, ed è stanco a causa degli esercizi che ho appena compiuto, quindi ogni singolo passo è pesante.
Aspetta … Pesante? Strano, fino a poco fa i passi erano così leggeri che mi sembrava di volare. Possibile che mi sia stancato così all’improvviso? Se la casa non mi avesse detto di fermarmi avrei continuato ad allenarmi senza problemi.
Che mi succede?
Esco dalla palestra e risalgo le scale per tornare verso la cucina.
I piatti sono lavati e puliti, così come le pentole, ma non sono stato io a pulirli; il salone è ordinato e silenzioso come sempre, così come il giardino; il silenzio qui è assoluto, e …
Eh?
Sento una voce provenire dal salone, e la cosa mi spinge a correre fin lì per vedere chi è che parla … ma mi ritrovo solo davanti al televisore acceso.
Falso allarme. Non ho neanche bisogno di chiedermi chi lo abbia acceso, dato che è stata la casa a farlo. Tutto è automatico qui, dopotutto.
Guardo il televisore con più attenzione: il programma trasmesso è … aspetta, non posso crederci! Questo è uno degli anime che stavo seguendo quando ancora avevo una casa! Ma … in che canale lo stanno trasmettendo? Non pensavo che certi anime venissero trasmessi in tv! Anche perché non è ancora stato tradotto nella mia lingua, ci sono i sottotitoli infatti.
Non vedo simboli di nessun tipo ai lati del televisore e non vedo neanche il telecomando ora che ci penso. Come faccio a cambiare canale?
Il volume del televisore si alza leggermente. L’anime ha appena fatto partire la sua sigla, e dato che una puntata dura circa 20 minuti teoricamente potrei sedermi sul divano e passare la mia pausa a guardarla.
Però chissà che episodio sarà. Forse è un episodio che ho già visto, o forse è uno di quelli a cui ancora non sono arrivato.
Rimango in piedi davanti al televisore in attesa che finisca la sigla, dopodiché … NON CI CREDO! Questo è l’esatto episodio che mi sarei dovuto vedere quella notte! Che fortuna!
Aspetta … fortuna? Possibile che sia un caso?
No … non è un caso. La casa conosce i miei gusti. Qualcuno deve averglieli detti … ma chi? E come?
Va bene … per ora facciamo il suo gioco.
Mi siedo sul divano e … WOW. Quanto è morbido. Quanto è comodo! Mi sento così bene qui sopra.
Appoggio i piedi sul tavolino davanti a me, e spostando lo sguardo alla mia sinistra vedo … una bottiglietta di acqua frizzante? È fresca, sembra appena uscita dal frigo. Chi …?
Lasciamo perdere.
La prendo, la apro, bevo e mi concentro sull’anime.
Quando la puntata finisce lo schermo del televisore diventa completamente bianco e una scritta appare sopra di esso.
“Pausa finita! Vai in giardino! Devi innaffiare le piante!”
Mi alzo.
Sono carico di energia. In genere l’idea di innaffiare delle piante mi avrebbe sottratto dal corpo ogni singola goccia di energia in mio possesso, ma questo non sta succedendo. Mi sento talmente carico che volendo potrei mettermi ad innaffiare un bosco intero.
Esco in giardino, e proprio davanti alla portafinestra trovo tutti gli strumenti necessari al mio lavoro.
Li prendo e, senza farmi domande, seguo le istruzioni che la casa mi manda sullo smartwatch.