La casa 3/5

Durata lettura: medio-corta

A svegliarmi è la suoneria del telefono.
Apro gli occhi di scatto e balzo immediatamente in piedi.
Cavolo, mi ero sdraiato un attimo dopo il bagno e mi sono subito addormentato, questo letto fa davvero miracoli. E … WOW, mi sento come se qualcuno mi avesse prima fatto un massaggio e poi riempito di zuccheri. Ho così tanta energia e voglia di vivere che mi sentirei pronto a lavorare anche se dovessi farlo in miniera.
Prendo il telefono in mano per vedere chi è che mi chiama, ma ad emettere la suoneria è stato un allarme dell’applicazione della casa, che mi sta avvertendo con un messaggio che i bambini sono già rientrati da un pezzo.
Oh cavolo! Per quanto tempo ho dormito?
Mi devo assolutamente rivestire! Con gli occhi cerco rapidamente i pantaloni ma … dove sono? Li avevo lasciati qui …? No, forse in bagno.
Corro nel bagno, ma non li vedo neanche lì. Anzi, sembra che io non ci sia mai stato qui. La vasca che ho utilizzato è pulita e lucida proprio come le altre e l’umidità è completamente scomparsa … non è rimasta alcuna traccia del mio passaggio, neanche mezza goccia.
Maledizione, addosso ho solamente le mutande, non posso farmi vedere dai bambini in questo stato! Che fine hanno fatto le mie cose? Ma perché mi deve succedere questo proprio il primo giorno di lavoro?
Un attimo …
Torno nel dormitorio e avanzando verso il mio armadio quest’ultimo si apre mostrandomi una serie di tute grigie tutte uguali ma fatte su misura per me: maglietta, giacchetta elegante, pantaloni, calzini, guanti … c’è tutto qui dentro.
Queste devono essere le tute di cui mi ha parlato Hanna.
Mi vesto frettolosamente, e una volta indossata la tuta il cassetto inferiore dell’armadio si apre mostrandomi uno smartwatch grigio; non ho bisogno di indicazioni per capire che devo indossarlo, ormai ho capito come funziona questa casa.
Non appena lo ho sul polso lo smartwatch vibra, e guardandolo noto che la casa ha un lavoro da farmi fare: vuole che raggiunga la cucina e mi metta a preparare il pranzo per i bambini.
Cavolo, vorrei tanto presentarmi prima di mettermi al lavoro!
Vabbè, spero che non si spaventino nel caso dovessero vedermi lì.
Esco dal dormitorio e avanzo verso la cucina.
I vestiti che ho addosso sono strani … calzini pantaloni e maglietta sono super aderenti, così tanto che sembrano che si siano appiccicati alla mia pelle, però non danno fastidio, mi piace la sensazione che mi stanno lasciando addosso, e a ogni passo che faccio questa sensazione aumenta la mia voglia di mettermi al lavoro.
Mi sento … carico. Non so bene il come spiegarlo, ma mi sento come se potessi correre per ore senza mai fermarsi, specie con questi vestiti addosso. Non so il perché. Sarà il buon profumo che hanno probabilmente.
Raggiungo la cucina.
Non c’è nessuno qui.
Ho tanta voglia di andare al piano di sopra per vedere se i bambini sono nelle loro camere, ma lo smartwatch vibra ricordandomi il mio lavoro.
Avanzo verso i fornelli, e noto che sopra ci sono già le pentole e le padelle che dovrò utilizzare; affianco ad esse ci sono molti ingredienti, tutti freschi e pronti all’uso.
Chi ha preparato questa roba? I bambini? Oppure qualche altro servitore?
No, impossibile … io dovrei essere l’unico servo qui dentro, il mio è l’unico letto con le coperte dopotutto.
Un brivido percorre il mio intero corpo e io mi lancio un altro sguardo intorno; la cucina è vuota, non vola una singola mosca qui dentro, niente fa rumore. È tutto immobile e silenzioso … ma quindi chi è che sposta le cose?
Le mie valige, i miei vestiti, le pentole, gli ingredienti … chi ha spostato queste cose? Un parente dei bambini?
Lo smartwatch vibra di nuovo, quindi mi metto subito al lavoro.
È la casa a dirmi cosa fare, è lei a darmi le ricette. La cosa non mi infastidisce, anzi la casa mi è molto di aiuto. Però … c’è qualcosa che non va. Molti ingredienti erano già fuori dalla dispensa e pronti all’uso, ma per alcuni di essi mi sta venendo il dubbio.
Ho appena utilizzato delle uova ad esempio. Toccandole mi sono reso conto che sono molto fredde, come se fossero appena uscite dal frigo, e pensandoci bene non mi pare di averle viste prima, quindi … erano qui fuori o dentro al frigo? E se erano dentro al frigo, chi le ha tirate fuori? Io non di certo, e non ho neanche sentito il frigo aprirsi.
Che strano … mi sento confuso.
Finisco di preparare la prima portata e la appoggio sul bancone dietro di me, mettendomi a lavorare sulla seconda; lo smartwatch vibra ogni volta che mi distraggo e mi mantiene sempre occupato con qualcosa da fare, così tanto occupato che quando finisco la seconda portata mi volto e noto che … la prima è scomparsa?
Qualcuno l’ha presa.
Ora inizio ad inquietarmi. Ora non ho più dubbi. C’è qualcuno qui dentro … qualcuno oltre ai bambini.
Anzi, parlando dei piccoletti … dove sono? Ancora non li ho visti né sentiti.
Lo smartwatch vibra.
Torno a concentrarmi sui fornelli. Finisco di preparare la seconda portata, e voltandomi per appoggiarla sul bancone dietro di me noto che la prima è tornata … vuota; i piatti sono puliti però, le posate non sono state usate.
Il cuore mi sta battendo forte.
Qualcuno ha mangiato e poi … lavato i piatti?
Appoggio la seconda portata sul bancone, dopodichè rimetto i piatti della prima portata al loro posto e a quel punto lo smartwatch vibra in maniera più intensa.
“Complimenti! Hai appena guadagnato venticinque minuti di pausa! Puoi usarli come meglio credi!” c’è scritto sullo schermo, e un conto alla rovescia di 25 minuti appare al posto del solito orario.
Quando alzo lo sguardo noto che la seconda portata è sparita esattamente come la prima.
Ma che sta succedendo? Chi è che ruba da sotto al mio naso i piatti? Che i bambini mi stiano facendo una sorta di scherzo?
Istintivamente sposto lo sguardo sulla strada che conduce all’atrio. Da lì posso raggiungere le scale che portano ai piani superiori, dove dovrebbero dormire i bambini, però Hanna è stata chiara a riguardo: non posso salire là sopra.
Quindi che posso fare?
Beh … ho 25 minuti di pausa, quindi potrei sfruttarli per cercare le mie cose. Da qualche parte devono pur essere finite.
Corro verso la casetta dei servitori e una volta dentro la ispeziono da cima a fondo, guardando anche sotto ai letti e sopra agli armadi, malgrado ciò non ritrovo né la mia valigia né i miei vestiti.
Quando finalmente mi arrendo mi rendo conto di un’ultima cosa … forse quella più brutta.
Anche il mio telefono è scomparso.