La casa 1/5

Durata lettura: corta

Sono incredibili i passi da gigante fatti dalla tecnologia negli ultimi anni considerando che questa macchina si sta davvero guidando da sola.
Non credo sia possibile comprare automobili completamente automatiche ora come ora, nessuno che io conosca ne possiede una; il più ricco tra i miei amici ha una macchina che gli facilita la guida sulle autostrade e i parcheggi, ma niente di più.
Questa macchina invece è venuta a prendermi al molo, e da lì si è mossa in automatico verso la nostra destinazione senza che io dovessi fare o dire niente. Non c’è neanche il volante qui sopra, né un “pannello di controllo”. C’è solo una radio e quattro comodissimi sedili.
È incredibile, ma è anche vero che è facile per questa macchina guidarsi da sola. Qui non c’è niente che possa ostacolare i suoi movimenti, e la strada percorsa è perfettamente dritta.
Che posto strano.
Dopo un corto ma comodo viaggio la macchina rallenta, e con un paio di rapide e precise manovre parcheggia proprio davanti al cancello della villa in cui presto lavorerò; quando il motore si spegne la cinta si toglie da sola, e la portiera della macchina si apre in automatico.
Wow.
Scendo fuori stiracchiandomi; mi sento come se qualcuno mi avesse appena fatto un lungo massaggio … viaggiare in questa macchina è stato un lusso indescrivibile.
Il bagagliaio nel frattempo si apre, quindi vado a recuperare le mie valige, e una volta prese il mio telefono vibra. Lo prendo in mano, e noto che a chiamarmi è il numero che ho salvato come “capo (?)”.
<<Pronto?>> rispondo mentre mi metto le cuffie così da non dover reggere il telefono in mano.
<<Ehi ragazzone, sei arrivato?>> risponde una voce allegra e femminile.
<<Ciao Hanna! Sì, sono qui davanti alla casa … il viaggio è stato lunghino. È grande quest’isola, anche se … insomma, non c’è molto da vedere qui intorno.>> dico io guardandomi ancora una volta intorno <<Però è enorme cavolo.>>
<<Eh già! Ora ti apro, aspetta.>>
Il cancello emette un suono abbastanza familiare, quindi avanzo verso di esso e noto che si è aperto.
<<Sono dentro.>> dico io attraversandolo <<Wow … che lusso! Non pensavo che le agenzie di moda facessero così tanti soldi.>>
<<Ti piace, eh?>>
<<Assolutamente. È fichissimo qui. E poi il pavimento non è niente male. È morbidissimo. Sembra davvero di star camminando su una nuvola.>>
<<Te l’avevo detto che togliersi le scarpe era la cosa migliore da fare. Il pavimento assorbe anche cattivi odori e umidità, e cambia colore. Quando devi pulire diventa bianchissimo, così vedi subito sia la polvere che le briciole. Mentre di notte diventa più scuro, così non infastidisce la tua vista.>>
<<Wow, che roba …>>
Raggiungo il portone della villa, ma la porta è ancora chiusa. Credendo che Hanna sia dall’altra parte mi fermo in attesa che la apra, e nel frattempo studio i colori della struttura, che sono molto accesi e definiti: giallo, bianco, grigio, blu, rosso, verde e marrone.
<<Ehm … sono arrivato.>> dico al telefono dopo aver atteso un po’.
<<Avvicinati. La casa è per la maggior parte automatica.>>
<<Ah …>>
Mi avvicino alla porta, che come promesso si apre lateralmente; in effetti, ora che ci faccio caso, la porta non ha una maniglia. È completamente automatica.
Dietro di essa c’è un atrio illuminato e ordinato.
<<Wow …>> dico <<cazzo, ehm, volevo dire cavolo se è bella!>>
<<Bene. Ti presenterò la casa adesso, passo per passo. E ti dirò anche le regole. Sei pronto?>>
<<Sì.>>
<<Lascia le valige all’entrata, così non ti appesantisci.>>
<<Va bene.>>