Il bambino 4/5

Durata lettura: corto

Quando il video riparte non c’è nessuna presentazione.
La telecamera viene subito puntata verso la spiaggia, in particolar modo verso una figura lontana che sembra avanzare in modo lento.
<<Zoomma ancora.>> si sente dire Stefano.
<<È il massimo questo.>> risponde Giulia.
<<Cazzo.>>
<<Non è Mirco!>> dice la voce di Silvia, chiaramente immersa nel panico <<Non è … non è …>>
<<Calma, calma.>> cerca di tranquillizzarla Stefano <<Si sta avvicinando. Forse sa dov’è finito Mirco.>>
<<Chi è?>> domanda a questo punto Silvia.
<<Non lo so, ma è basso.>> dice Giulia con voce nervosa <<Di sicuro non è Mirco.>>
La telecamera viene lasciata sul posto e i ragazzi si allontanano.
La figura si avvicina sempre di più al molo nel frattempo.
Dopo diversi minuti Giulia torna a riprendere la telecamera.
<<Ragazzi …>> dice con voce chiaramente preoccupata <<non so che sta succedendo. Giuro che questo non è uno scherzo. Mirco è scomparso. Quando ci siamo svegliati non c’era. Lo abbiamo aspettato tutta la mattina ma non è tornato. E ora … c’è questo tizio che si sta avvicinando …>> nel mentre che parla Giulia scende di corsa sul ponte del molo, e una volta a terra punta la telecamera contro la figura che si sta avvicinando; ormai è così vicina che è possibile notare che in mano ha qualcosa, una borsa forse. O una palla.
<<Giulia … spegni.>> le dice Stefano, che è lì vicino.
<<Perché?>>
<<Te l’ho detto, questa è un’isola privata. Se scoprono che stiamo facendo delle registrazioni potreb->>
L’urlo di puro terrore di Silvia interrompe la loro discussione.
<<Ma cos- … ODDIO!>>
La telecamera cade dalle mani di Giulia rischiando di cadere in acqua; nel frattempo i ragazzi, tra urla e imprecazioni, sembrano risalire di corsa sulla nave per poi non uscire più. Dato che la telecamera è rivolta verso il mare aperto non è possibile comprendere cos’è che li abbia spaventati così tanto.
Passa del tempo.
Il video inizia leggermente a vibrare in modo ritmico, sintomo del fatto che la persona avvistava prima si è finalmente avvicinata abbastanza da far tremare il terreno.
Dopo un po’ i passi di quella persona diventano udibili; si avvicina lentamente senza mai fermarsi o rallentare; si ferma proprio davanti alla telecamera, ma è impossibile vederla da questa angolatura.
Qualcosa viene appoggiato a terra, qualcosa di pesante, dopodiché la telecamera viene prese e sollevata, ruotata verso l’alto e infine verso il basso.
<<Oh … ecco cos’è. Figo.>> dice una voce infantile; l’inquadratura ora viene ruotata fino a quando non riprende il volto di un bambino.
A giudicare dalla giovinezza del viso sembra un bambino che va dagli 8 ai 12 anni, maschio, pelle bianca, capelli ramati e chiari occhi grigi.
<<Ciao.>> dice, rivolto alla telecamera <<Parlo con la persona che un giorno guarderà questo video. Non so chi sei. Ma voglio che vedi una cosa.>>
Detto ciò sposta l’inquadratura in modo che riprenda il suo braccio sinistro, braccio che presenta un’insolita quantità di muscoli altamente definiti.
<<BOOM!>> dice poi il bambino, flettendo il braccio e gonfiando un bicipite dalla robustezza inaspettata; dopo aver rigirato il braccio un paio di volte il bambino abbassa l’inquadratura sul petto, mostrando dei pettorali altrettanto eccezionali, e poi sull’addome mostrando addominali raffinatamente scolpiti.
Il bambino sembra essere nudo, totalmente. E mentre che l’inquadratura scende per mostrare i muscoli incredibilmente allenati delle gambe, è possibile notare una cosa: sull’addome c’è un evidente, sebbene sfuggente, mancanza.
Questo bambino non ha l’ombelico.
Dopo aver mostrato le gambe il bambino torna a inquadrare la sua faccia <<Scommetto che ti è piaciuto.>> dice, dopodiché allontana la telecamera per cercare di riprendersi in modo completo; a giudicare dal suo sguardo sembra che si stia godendo lo spettacolo che lui stesso sta dando.
Grazie ai suoi movimenti è possibile capire il motivo per cui i ragazzi si sono messi a urlare e scappare.
Ai piedi del bambino c’è l’oggetto che stava reggendo in mano quando si stava avvicinando. Non è una borsa però. Né una palla.
È la testa di Mirco.