Identità

Durata lettura: corta

Il cliente di oggi è una giovane donna. Alta, lunghi capelli scuri.
È ansiosa, la decisione che sta prendendo la sta tormentando.
Delle volte piega le mani in preghiera, poi alza lo sguardo al cielo come se fosse alla ricerca di una risposta.
Entro in stanza.
<<Salve.>>
<<Salve!>> risponde subito lei, alzandosi <<Come stai?>>
<<Bene, grazie. Lei?>>
<<Bene … più o meno.>>
Le sorrido leggermente e mi metto seduto al mio posto; lei mi imita.
<<Vedo che è molto tesa.>> le dico.
<<Già …>>
<<Ha preso una decisione molto difficile.>>
Lei annuisce <<Ma è anche quella giusta.>>
<<Bene.> > tiro fuori un foglio e glielo allungo <<Dovrebbe già saperlo, ma per motivi legali lei deve avere una buona motivazione personale per eseguire questa operazione. Inoltre deve anche fare questa piccola intervista registrata.>>
A lei sfugge un sorriso nervoso <<La mia motivazione credo che è abbastanza valida.>> dice <<Come già sai, sono qui da poco. Sono una immigrata. E sto seguendo il programma di integrazione statale.>>
Io tiro fuori il mio taccuino e la mia penna <<Sì, lo so.>>
<<Ho mandato tutti i documenti, giusto?>>
<<Sì, sì. Li abbiamo. Ciò che voglio è che lei mi racconti brevemente com’era la sua vita nel suo paese d’origine, e cosa l’ha spinta ad andarsene.>>
<<Uhm …>> lei si ferma un attimo a pensarci su <<beh … in realtà non era malissimo. Quando ci penso mi vengono sempre in mente cose belle. Come il cibo. O il sole.>> e sorride <<Qua fa sempre freddo. Lì invece fa molto caldo, però non è umido quindi non sudi molto. Mi ricordo che da bambina mi arrampicavo sugli alberi per mangiare la frutta che cresceva. E che di mattina, all’alba, quando ancora non c’era il sole era bellissimo giocare fuori di casa perché c’era la nebbia fresca e non faceva caldo come il resto del giorno. Mi ricordo i bambini piccoli che correvano dietro alle macchine, le poche volte che passavano per il villaggio. E mi ricordo che di notte ci sedevamo intorno al fuoco a raccontarci delle storie.>>
<<Ed erano belle queste storie?>>
<<Uhm … erano storie per bambini più che altro. Alcune però facevano paura. Di notte ad esempio era vietato andare in cucina. Credono che di notte in cucina passano gli spiriti e che se li vedi in faccia, muori.>>
<<Oh …>>
<<Non dobbiamo neanche accendere la luce per dargli fastidio. Dobbiamo fare silenzio quando camminiamo di notte in casa, o si accorgono che sei sveglio.>>
<<E tu ci credevi?>>
Lei sorride in modo colpevole <<Certo.>> dice <<Però … non sembrava così stupido da bambina. Perché delle volte, quando non riuscivo a dormire, sentivo il rumore dei piatti e delle pentole venire dalla cucina. E morivo di paura.>> e gli sfugge una risatina <<Meno male che gli spiriti sono gentili e non entrano nelle stanze!>>
<<Già.>>
<<Lì ci sono tante leggende e credenze. E accadono anche cose strane. Sono contenta che qui sia tutto più normale.>> e ride di nuovo <<Lì succedono anche cose brutte però. Mi ricordo ancora di un amico che avevo da bambina, a scuola. Lui era gentilissimo. Sorrideva sempre. Era magrissimo ma aveva sempre una faccia allegra. Se qualcuno gli domandava come stava, lui diceva che stava bene. Poi però è morto di fame in casa dei suoi genitori. Non avevano abbastanza soldi per comprare da mangiare.>>
<<Oh …>>
<<La sorella è viva invece. Lei andava in giro a chiedere a tutti se avevano dei soldi per la merenda. Urlava, piangeva, era davvero antipatica! Credo che rubava anche delle volte. Lui era troppo gentile per rubare, non lo faceva mai. E non chiedeva mai nulla. Non si lamentava mai. Era davvero tanto educato. La sorellina piccola invece cercava sempre qualcosa da mangiare.>> lei sospira <<E infatti ora lei è viva. E lui è morto.>>
<<Ha visto tante persone morire?>>
Lei fa un mezzo sorriso <<Non lo so. Ho visto mio cugino morire di malattia a nove anni. Una sera lui ha detto che gli faceva male la pancia. Non era una cosa nuova, gli faceva spesso male la pancia, ma in genere gli passava dopo un po’. Quella sera lui ha pianto tanto invece. Non abbiamo dormito perché ha pianto tutta la notte. La mattina dopo ero stanchissima, non smetteva di piangere. Alla fine quando facevo colazione l’ho sentito smettere. Ero contentissima! Sono corsa dalla nonna a dirle che finalmente era passato il mal di pancia. Ma la nonna non sorrideva.>>
<<Perché era morto?>>
<<Sì. Aveva smesso di piangere perché era morto. Lo abbiamo sotterrato dietro casa.>>
<<Sa cosa avesse?>>
<<Un tumore alla pancia? Non lo so. Lo hanno portato in ospedale, ma i medici hanno chiesto troppi soldi per curarlo. E noi non li avevamo. Quindi … non sapremo mai cosa aveva.>> sospira lei <<Però ho un sacco di cugini io. Uno mi ha infilato un bastoncino nell’orecchio, quando eravamo piccoli. Credo che mi abbia danneggiato il nervo quella piccola peste, perché certe volte ancora mi fa male.>> e sorride leggermente <<E poi c’era la mia amica. Dicevamo che avremmo fatto tutto insieme, che saremmo rimaste sempre insieme, che … che avremmo avuto lo stesso fidanzato addirittura. La stessa casa. Gli stessi figli.>> e scoppia a ridere <<Che stupide.>>
<<Che fine ha fatto lei?>>
<<Lei? Si è fidanzata. E indovina? Ha subito cambiato idea! Il suo fidanzato era suo, e solo suo. Non ci siamo parlate molto da quel momento, fino a quando non è venuta a casa mia a chiedermi aiuto.>>
<<Per cosa?>>
<<Per ritrovare il fidanzato che l’aveva messa incinta e poi è sparito!>> e detto ciò scoppia a ridere <<L’abbiamo cercato ovunque. E quando l’abbiamo trovato è saltato fuori che in realtà lui non era il papà, ma qualcun altro. Alla fine l’ho lasciata alle sue ricerche. Avevo perso una giornata intera a fare domande a tutto il villaggio per trovarlo, e quando abbiamo scoperto che forse è stata una ricerca inutile mi sono stufata. Però ammetto … che mi sono divertita. Quel giorno abbiamo di nuovo chiacchierato, come due migliori amiche. È stato l’ultimo giorno in cui abbiamo davvero parlato. Ed è stato divertente. Me lo ricorderò sempre. “Io e la mia amica alla ricerca del fidanzato perduto!”. Sembra uno di quei film comici che trovi a tre euro nei supermercati.>>
<<Cosa l’ha spinta ad abbandonare il suo paese?>>
<<Volevo viaggiare. Non sapevo niente del resto del mondo. Non pensavo che ci fossero posti così ricchi in giro. Così un giorno ho fatto le valige e me ne sono andata. Pensavo che mi sarei divertita, e sono partita insieme ad altre persone.>> lei sospira <<Attraversare il deserto non è stato molto divertente purtroppo. Lì la gente moriva di sete. Due persone sono morte perché …>> esita e rabbrividisce <<la donna ha avuto “le sue cose”, e dato che stavano morendo di sete hanno deciso di bere quelle!>>
<<E tu come hai fatto a sopravvivere?>>
<<Avevo le mie scorte di acqua. E le tenevo ben nascoste dagli altri. Fortuna che dopo il deserto le cose sono migliorate. Ho visto tanti posti caldi e belli. C’era gente che scappava dalla guerra e altri che scappavano dalla fame. Io ero solo curiosa invece. Il mondo era grandissimo, ed era bellissimo.>>
<<Ora però si è fermata però.>>
<<Sì … sì, devo fermarmi. Sono incinta. Non posso continuare a viaggiare, quindi le mie avventure finiscono qui. Le persone sono gentili da queste parti però. Davvero tanto gentili. Ma per restare devo fare questo programma di integrazione.>>
<<Va bene. Sa in cosa consiste questa operazione?>>
<<Più o meno … dimenticherò il mio passato?>>
<<Non solo. Le verrà creato un passato fittizio. Daremo alla sua lingua un accento locale, così le persone crederanno che sei nata qui. Dopodiché creeremo una famiglia, morta da tempo, che a sua volta abitava qui. Le daremo un’infanzia in questa nazione, un’origine in questa nazione, e lei penserà di venire da uno dei piccoli paesini sperduti di questo posto. Avrà le stesse credenze del posto e le stesse tradizioni. Cambieremo anche il suo nome e il codice genetico sia suo che di suo figlio.>>
<<Che succederà a mio figlio di preciso?>>
<<Non essendosi ancora sviluppato, possiamo fare ancora molto. Prima di tutto cambieremo le sue sembianze somatiche. Sarà come tutti i bambini locali quindi molto diverso da lei, ma cercheremo di mantenere alcuni tratti dove possibile.>>
<<Ma se sarà diverso penserà che io non->>
<<Lei penserà di averlo fatto con un uomo del posto, che poi è morto o l’ha abbandonata. Quindi crederà che il figlio ha ereditato tutto da lui, e questo è ciò che gli dirà.>>
<<Ah …>>
<<Questo vale sia per il figlio che ha in grembo, che per i suoi futuri figli.>> dico io guardando la donna <<Da questo momento, tutti i figli che farà saranno fatti seguendo i tratti somatici della popolazione locale. Non importa l’uomo con cui li farà.>>
<<Quindi se dovessi sposarmi con un uomo del mio paese …>>
<<Vostro figlio avrà comunque le sembianze somatiche tipiche di questa nazione.>>
<<Strano …>>
<<Queste sono le regole. Ma guardi il lato positivo: lei potrà scegliere molte cose di lui. Potrà scegliere se avere un figlio sportivo o uno studioso. O magari un appassionato di musica. Potrà scegliere se averlo dai capelli biondi, rossi, neri, castani … se dargli gli occhi blu, o verdi, o magari entrambi.>>
<<Preferisco lasciare al caso queste cose.>>
<<Ne è sicura?>>
<<Non vorrei scegliere per lui qualcosa che poi non vuole fare.>>
Io sorrido rassicurante <<Tranquilla, lei non sceglierà il suo futuro lavoro, bensì le sue future predisposizioni. Se lei ad esempio vuole avere un musicista come figlio, lo creeremo con un cervello dotato di un’elevata intelligenza musicale. Sarà lui stesso ad appassionarsi di musica, e lo farà da solo, lei non dovrà fare nulla. Capito? Non lo costringeremo a intraprendere una strada specifica, ciò che gli daremo sarà una semplice “spinta” nella direzione scelta da lei.>>
Lei annuisce <<Va bene. E per quanto riguarda la mia famiglia? Quella vera intendo. Mi hanno detto che avrei potuto rivederla, ma se mi dimentico di loro come farò a farlo?>>
<<I suoi ricordi verranno conservati.>> le spiego <<Una volta all’anno lei tornerà qui e glieli ridaremo. Una volta all’anno si ricorderà della sua vera vita, e della sua vera originale. Potrà quindi contattare la sua famiglia e, chissà, forse anche andare a trovarla.>>
<<Quanto dura questa cosa?>>
<<Potrà mantenere i suoi ricordi fino a un massimo di un mese. Ma ci sono delle condizioni da rispettare. Suo figlio, ad esempio, non dovrà sapere nulla di tutto ciò, motivo per cui lei non potrà interagire con lui quando riavrà i ricordi.>>
<<Capisco. E dopo mi dimenticherò di nuovo di tutto?>>
<<Esattamente.>>
<<Ma cosa mi spingerà a tornare qui una volta all’anno se mi dimenticherò di tutto?>>
<<Lei crederà di avere una malattia rara per la quale deve venire a fare un ricovero ogni anno, un ricovero che dura fino un mese di tempo al massimo. Con questa scusa giustificheremo le sue assenze anche al figlio e al resto dei suoi conoscenti.>>
<<Capisco.>>
<<Bene.>> mi alzo in piedi <<Mi segua allora. Abbiamo molto da fare.>>