Colpe

Durata lettura: corta

Il cliente di oggi è un uomo sulla trentina.
È alto, robusto, capelli rasati e scuri.
Sembra nervoso ma sta facendo di tutto per non farlo vedere.
Entro in stanza.
<<Salve.>>
<<Ehi.>> mi saluta lui <<Salve.>>
Io avanzo verso il mio posto e mi metto seduto davanti a lui.
<<Dunque …>>
<<Sì.>> parla lui <<Sono qui perché alla fine ho deciso di fare questa cosa, questa … cancellazione della memoria, ecco.>>
<<Bene.>> gli allungo un foglio <<Dovrebbe già saperlo, ma>>
<<Sì, sì, lo so. Devo fare un’intervista in cui dico perché voglio farlo, giusto? Ma viene registrata la conversazione, o è privata?>>
<<È privata>> confermo io <<ma viene registrata, sì. Nessuno la può vedere ovviamente.>>
<<Neanche il governo?>>
<<Se anche fosse, non potrei dirglielo.>>
Lui fa un mezzo sorriso <<Giusto. Vabbè, ehm … allora, mi chiamo>>
<<Mi deve solo dire gli elementi più importanti.>> lo interrompo io, prendendo in mano il mio taccuino e una penna <<Ci serve per l’operazione.>>
<<Ah … va bene. Allora … io sono sempre stato un ragazzo un po’ … attivo diciamo. Da piccolo facevo sempre qualche casino, mamma mi sgridava sempre e quel cogl-, ehm, e quello che sarebbe dovuto essere mio padre, che in realtà è un tizio a caso per quanto mi riguarda, non c’era mai a casa. E quando c’era non faceva altro che litigare con mamma. Insomma, un’infanzia di merda.>>
<<Capisco.>>
<<A scuola non facevo troppo schifo, ma non mi impegnavo per un cazzo. Piuttosto che studiare usavo il mio tempo libero a fare altro. Ricordo che da ragazzino rubavo la frutta, insieme a degli amici. Poi la rivendevamo al mercato tipo. Abbiamo fatto tante altre cose, tipo …insomma, le solite cose. Un po’ di furti, venduto della droga, l’abbiamo anche usata … Ricordo anche di aver rubato la moto a uno stronzo, e gliel’ho buttata nel fiume.>> a quel ricordo gli sfugge un sorriso <<Quanto se lo meritava … poi vabbè, ho iniziato a fare a pugni. Mi sono iscritto a un corso di MMA e sono diventato così bravo che un giorno ho gonfiato mio padre. L’ho mandato in ospedale, e lui in risposta lui mi ha cacciato di casa. Quindi sono andato a vivere insieme a degli amici. Mi divertivo con loro, bevevamo, scopavamo, facevamo quello che ci pareva. Era tutto perfetto.>>
<<E quindi perché sei qui?>>
Lui sospira e il volto si fa meno luminoso <<Beh, ho fatto un po’ di cazzate. Un po’ tante. E ora ho la possibilità di rifarmi una vita e quindi … non dico che vorrei dimenticare tutto, però ci sono cose che non riesco a fare per colpa dei sensi di colpa.>>
<<Non c’è bisogno di “dimenticare tutto”.>> gli spiego io <<Possiamo inibire i sensi di colpa volendo, in particolare quelli riguardanti gli eventi che vorrebbe dimenticare.>>
<<Sì … mi avevate detto che era possibile … beh, non sarebbe male. Non voglio dimenticare, voglio solo smettere di pensarci.>>
<<Capito. Ma esattamente cos’è che la turba?>>
<<Un po’ di cose.>> sospira lui <<Da giovane io e i miei amici avevamo preso di mira un ragazzo. Mi ricordo di averlo schiaffeggiato una volta, e lui ha semplicemente accettato lo schiaffo. Ho iniziato a farlo ogni volta che faceva “qualcosa che non mi piaceva”, e anche i miei amici poi hanno iniziato a farlo. A un certo punto ha iniziato a fare quello che volevamo. Credo che avesse qualche malattia mentale, non lo so … i genitori a casa sua non lo aiutano per niente, era sempre solo.>> racconta <<Mi ricordo che lo facevamo andare in giro nudo e gli facevamo i video. Gli facevamo mangiare i pomodori crudi finché vomitava. Ci divertivamo a pisciargli addosso. Era divertente. Lo abbiamo usato per le consegne di erba nelle scuole a un certo punto. Era così stupido che neanche sapeva cosa stava portando.>>
<<Che fine ha fatto?>> domando io a questo punto.
<<Non lo so. Ricordo solo che l’ultima volta che l’ho visto per strada è scappato via. Non so altro.>> dice <<Mi dispiace perché sono certo che avesse delle malattie mentali. Però in quei momenti era troppo divertente fare quello che facevamo, quindi …>>
<<Non te ne sei preoccupato.>>
<<Già. E poi c’è stata la storia di un tipo della mia scuola. Non andavo forte a scuola, però avevo un sacco di amici … e c’era questo tipo qui. Mi faceva un po’ pena, si vergognava di tutto, stava sempre zitto … e questo mi dava fastidio. Lo prendevamo in giro spesso, e lui andava sempre a piangere dai professori quando poteva. Quanto lo odiavo per quello. Ero meglio in tutto rispetto a lui. Era più brutto, più basso, un sacco più debole, e anche più stupido perché lui studiava e malgrado ciò delle volte prendeva i miei stessi voti, che neanche compravo i libri di scuola. Eppure lui pensava di essere meglio di noi solo perché si comportava bene e non faceva mai casino, capito? Pensava che saremmo finiti in prigione o a lavorare come operai in qualche fabbrica. Pensava di essere superiore quando in realtà neanche riusciva a guardare in faccia le persone quando ci parlava. Mi faceva schifo cazzo.>> racconta <<Era riuscito a fidanzarsi un giorno. Mi dava fastidio che fosse fidanzato. Non volevo che lo fosse.>>
<<Eri invidioso?>> domando io.
<<No … la ragazza era brutta, io mi scopavo ragazze mille volte meglio … però mi dava fastidio che fosse fidanzato perché dato che io cambiavo ragazza spesso lui pensava di essere migliore perché stava sempre con la stessa. Diceva che il suo era “vero amore” e che io non lo avrei mai potuto provare. Quindi quando potevo lo prendevo per il culo in presenza della fidanzata. Ho iniziato a provocare anche lei. Mi ricordo che gli sputavamo in testa quando li beccavamo fuori da scuola. O gli urlavamo dal motorino, lanciandogli addosso delle cose. E un giorno, non so il perché, ha litigato con quella tipa. Io sapevo chi era, la conoscevo per via di altri amici, e l’ho fatta invitare da un’amica a una festa. È venuta e sono riuscito a scoparmela. Non è stato difficile perché non ho neanche dovuto sedurla, le ho solo detto che volevo far ingelosire il suo ragazzo, e lei è stata d’accordo perché ha detto che aveva litigato con lui e quindi lo odiava e altre cazzate. Quindi me la sono scopata, ho fatto delle foto e gliele abbiamo mandate. Lui l’ha subito chiamata, e lei ha risposto mentre ancora glielo stavo sbattendo nel culo.>> gli sfugge un sorrisetto divertito <<Bei tempi cazzo … mi sentivo come se fossi in cima al mondo. Un dio. Lui è rimasto zitto, ci ha sentiti scopare per qualche minuto, e quando ho iniziato a dirgli nel dettaglio cosa stavo facendo alla sua ex fidanzata e ha staccato la chiamata. A scuola ci siamo tutti messi a prenderlo per il culo mille volte di più, io e i miei amici dicevamo cose del tipo “ci siamo scopati la tua tipa” e via dicendo. Una volta si è arrabbiato così tanto che ha provato a risponderci, e lo abbiamo riempito di botte. L’ho riempito di botte. Da solo. Mi sono sentito soddisfatto da morire. L’ho massacrato e gli ho pisciato addosso. Da quel giorno non l’abbiamo più visto, ha cambiato scuola.>> dice <<So che fine ha fatto però, si è suicidato poco fa. Sembra che fosse depresso, senza un soldo e che stesse facendo un corso per disintossicarsi da qualche strana droga. Prima di morire mi ha scritto per dirmi che era colpa mia e altre cazzate. Si è suicidato perché quel coglione è andato a cercarmi sui social.>>
<<Cosa te lo fa pensare?>>
<<Beh, ho vissuto dieci volte meglio di lui. Il mio profilo è pieno di foto di amici, ragazze, vacanze … e ora ho una casa, una moglie, un lavoro, un bel un po’ di soldi da parte, e mi sono anche ripulito dal punto di vista legale. E poi … beh, io la scuola l’ho finita, lui no. Avendola cambiata ha ricominciato tutto da capo, e da quello che ho capito è stato bocciato e poi si è lasciato andare ed è diventato un drogato fallito. Probabilmente è andato a cercarmi sui social per vedere dove fossi finito, e dopo aver visto quanto quanto faceva schifo la sua vita rispetto alla mia se l’è tolta. Prima di farlo mi ha scritto però. Quello stronzo. Mi ha scritto e ora non faccio altro che pensarci.>>
<<Cosa le ha scritto?>>
Lui sbuffa <<Mi ha detto che per colpa mia e degli altri non è mai riuscito a socializzare, cazzate così. Non ho letto tutti i messaggi, non avevo né tempo né voglia, così gli ho detto che se continuava a rompere mi sarei scopato anche la madre e poi l’ho bloccato. Non pensavo si sarebbe suicidato però. Cioè … non credo neanche che mi dispiaccia, non me ne frega un cazzo di lui … però quando guardo mia moglie ci penso.>>
<<E perché?>> domando.
<<Lei è incinta. Forse ho paura che mio figlio diventi uno sfigato come lui, chi lo sa. Però queste sono paure stupide, quindi vorrei togliermi dalla memoria quel tipo. Magari non tutto … solo le emozioni che provo adesso. Non voglio dimenticarlo, però vorrei smettere di pensarci, capito? Io non farò come i suoi genitori, non crescerò una mammoletta incapace di guardare negli occhi le persone.>>
<<Capito.>>
<<E poi, parlando di bambini … c’è una cosa che voglio assolutamente dimenticare. Ti ricordi che ho detto di aver vissuto con della gente? Le cose sono andate bene fino a quando non sono peggiorate. Verso la fine una mia amica è rimasta incinta di un tipo a caso e non aveva neanche i soldi per l’affitto. Volevamo buttarla fuori di casa.>>
<<E lo avete fatto?>>
Lui scuote la testa abbassandola <<Peggio. Ha partorito, e … ha venduto il bambino.>>
<<L’ha venduto?>>
<<Non da neonato. Abbiamo provato a tenerlo tutti insieme, ma costava troppo in quel momento. All’età di tre anni lo ha venduto a dei strani tizi su internet per un po’ di soldi. Dopo quel momento … beh, quel gruppo ha iniziato a diversi. Lei ha iniziato a dire di sentire delle voci quando dormiva o stava da sola, altri nostri amici avevano incubi strani, e io alla fine ho deciso di andarmene da lì.>> racconta <<Ora so che fine ha fatto quel bambino però, perché la polizia mi ha raggiunto e fatto delle domande. È stato messo in una gabbia e usato come schiavo sessuale fino a un anno fa. Quando l’hanno tirato fuori di lì era … cioè non sapeva ancora leggere e scrivere, non sapeva neanche camminare, e aveva dieci anni. A malapena parlava.>> ha detto con voce un po’ debole <<Ha detto a quelli che lo hanno preso che voleva rivedere la mamma. Che … che non si sarebbe più comportato male, che non avrebbe più pianto. Quindi ha chiesto se poteva tornare dalla mamma.>>
<<E …?>>
<<La polizia mi ha raggiunto per fare domande sulla madre. Non so il come mi abbia trovato, non ne ho idea. Io ho raccontato quello che sapevo, e poi mi sono lasciato il passato alle spalle. Però ogni volta che vedo mia moglie, che è cinta … penso a loro. A tutta queste persone che ho conosciuto e che hanno avuto una vita di merda. Ma non voglio farlo. Voglio potermi godere la mia vita in pace senza dover pensare ai fallimenti degli altri.>>
<<Va bene.>> dico io <<Quindi … lei vuole ricordarsi di loro, ma smettere di provare sentimenti per loro?>>
<<Esatto! Sì, voglio ricordarmeli tutti. Ma non voglio pensarci troppo, non voglio perderci le giornate o le nottate. Quando avrò mio figlio voglio potermelo godere in pace. Sto lavorando duro per lui. Voglio dargli una gran bella vita.>>
<<D’accordo.>> annuisco io <<Se questo è tutto, possiamo proseguire con l’operazione.>>